martedì 18 aprile 2017

Il Libro del Vento

La parola anima, la parte più elevata dell'uomo, considerata fondamentale "essenza" di vita come l'aria, risale al greco antico ànemos, cioè VENTO, soffio...

Oggi, giorno di vento, un vento tremendo, quello che torna ogni primavera a far da taxi ai pollini, detti appunto anemofili,
torno a riproporre un magnifico libro che pur se esaurito nelle librerie, si può sempre ancora leggere, reperendolo nelle biblioteche del SBT (Sistema Bibliotecario Ticinese).


Lyall Watson - Il Libro del Vento - Sperling & Kupfer- 2002

Questo libro è la prima analisi completa, veramente esauriente su tutti gli aspetti che caratterizzano uno tra i più affascinanti elementi della natura, tanto più curioso in quanto privo di corporeità e di sostanza, ma indispensabile perché ci possa essere vita sul nostro pianeta.

Leggo: "Tra tutte le forze naturali il vento è sempre stato la più difficile da afferrare. Ci sfiora, si muove, ma non possiamo toccarlo a nostra volta. Fu la nostra prima esperienza dell'ineffabile. Qualcosa con una potenza indescrivibile, troppo remoto per poter essere visto, ma abbastanza vicino per essere sentito in un modo molto intimo, quasi personale...Senza il vento gran parte della terra sarebbe inabitabile..."

Un libro-culto per aquilonisti, velisti, surfisti, volo-deltisti, ma anche per chi, più semplicemente, guardando in su, dal vento si vorrebbe far portare via, sognando di volare...
(Colgo l'occasione per segnalare qui che l'acquisto di un libro, rimane ancora sempre un bell'investimento. E doppio. Uno è per il puro piacere di leggere, che vuol dire evadere, divertirsi, istruirsi, ecc., il secondo invece è pecuniario.
Questo libro infatti, edito nel 2002, e che costava 19 euro, incredibilmente ora si trova in vendita solo nella categoria "da collezione", per 140 euro. Dunque prima di buttare via i libri "perché ora c'è internet", vale la pena di farci su un pensierino, no?)

sabato 18 marzo 2017

L'Albero di Magnolia


Stanco della dolce giornata
di primavera
nel sonno
l'albero di magnolia
apre le bianche mani.
Riposa nel raggio lunare
 lo splendore dei fiori.  

(Wei-Li-Bo) 

lunedì 25 novembre 2013

Forever young

Solo capolavori. Un'ora e mezza di piacere puro.

domenica 26 maggio 2013

Che ne è dei bibliotecari vecchi?

Vecchi, con le ali tarlate, rimaniamo ancora incantati dalle parole più belle, nelle misteriose pagine che abbiamo avuto, forse solo noi, il privilegio di leggere, e che ancora ci dànno, come la prima volta, il brivido segreto di un piacere sconnesso che non sapevamo fosse sinestesìa.




sabato 20 aprile 2013

Buona e facile

Ecco finalmente la foto-ricetta della focaccia, semplicissima da fare e cibo perfetto per la bella stagione:

versatile perché la si può trasformare facilmente, comoda perché rimane soffice per una settimana, economicissima rispetto al pane che si compra.


Coraggio




È impossibile disse l'orgoglio.
È rischioso disse l'esperienza.
È inutile, tagliò la ragione.
Provaci, sussurrò il cuore.





San Demetrio 
(Scarsellino, 1552-1620)


lunedì 18 marzo 2013

La Forza della Pace

He seeks an economic order, alternative to the capitalist and communist, and finds this in sarvodaya based on non violence (ahimsa).

(Nelson Mandela describe Gandhi)

                    

domenica 13 maggio 2012

Giórgióoo!!!


Una vecchia cartolina di Ascona ...



Ascona, sul Lago Maggiore...  e... "Giorgiooooooo...." ... che ridere!  
(...con quella ó chiusa, Giórgióoo!)

Chi si ricorda di "Giorgio del Lago Maggiore", la famosa canzone del 1958 che furoreggiò anche in Ticino, ripresa da diversi famosi di allora: Fred Buscaglione, Caterina Valente, Gloria Christian e anche una certa sconosciuta ...Nella Colombo?

Forse ormai quasi più nessuno... 

La versione più divertente che ho trovato su Youtube di questa canzone, è però quella qui sotto di Fred Buscaglione, in cui Fred duetta con la moglie Fatima Robin's, il cui vero nome era Fatima Ben Embarek, una contorsionista di origine marocchina che si esibiva nei circhi, conosciuta, ma guarda! nel marzo del 1949 a Lugano dove il cantante era impegnato in un ingaggio al night-club Cécil.







Ma attenzione!

Se già chi mi legge si è rallegrato con questa canzone molto funny, sappia che"Giorgio del Lago Maggiore" è ora anche lo pseudonimo spiritoso adottato da un mio caro amico, cuoco, coltivatore di insalate e di filosofia come d'altre innumerevoli arti, amico che avevo già citato peraltro tempo fa in un altro blog.

Creativamente, si è messo a scrivere in una rubrica di un quotidiano regionale ticinese dei simpatici "pezzi", in cui unisce il suo particolare sguardo curioso sul mondo a descrizioni di comprovate e storiche ricette, molto classiche  (ahhh,... finalmente!) ma mai banali.

Ci si accorge, via via seguendo i suoi scritti settimanali, che i suoi commenti, nella loro semplicità, sono molto stilé, e questo non fa meraviglia sapendo che l'uomo viene da lontano: infatti "Giorgio del Lago Maggiore" è uno di quelli che viene da quell'antica e prestigiosa (come pure assai dura) scuola di alta cucina della Svizzera del secolo passato, scuola non solo di cucina ma anche di tant'altro, che logicamente porta poi a compiere passo passo, un percorso di esperienze e di incontri che non mirano altro che ad arricchire ed affinare quel senso estetico che una volta (vi ricordate?) si chiamava Buon Gusto.

Rétro? 

Sìiii!!!!... rétro, volutamente rétrò, tovaglia bianca con appena l'ombra di un profumino di candeggina, e quello robusto di qualche pietanza (ohh, la "pietanza"), per la gioia di tutti noi, che passiamo da un take-away esotico all'altro, che evvài con i quattro salti in padella... per noi che non possiamo che essere grati a chi ci riporta ai ricordi del bel tempo che fu, passato in mezzo a cuore, amore, mandolini, lago, rose, montagne, palme e mimose di Ascona, a mangiare risotto, polenta a bere vinoooooo!,  così che mai ci fu film migliore per sognare una realtà forse mai esistita, (cameriere che parla italiano ad Ascona???), ma stupenda proprio come nei film degli anni '50...   :-D

P.S. @"Giorgio"
Mmmmhh, alla fine alla fine alla fine, tu sai che io mi aspetto tutta la raccolta in un bel libretto...


lunedì 30 aprile 2012

La Vie en Rose ... malgré tout!



Gloria Dei, chiamata anche Peace
una rosa del mio giardino



La Vie en Rose - Korin Allal

(dal bel film "Les Méduses" di Etgar Keret, 2007)

קורין אלאל- החיים בוורוד

domenica 15 aprile 2012

Educatio non strepitat


Già nauseata dall'uso comune del turpiloquio, delle ingiurie, degli insulti, anche da parte di insospettabili personaggi pubblici, le cui squisite doti intellettuali e i titoli accademici ormai ci paiono dei vuoti a perdere, l"invito alla bestemmia" visto ieri su facebook è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Con la mia nota pubblicata ieri su fb, volevo ricordare che ci sono ancora TANTE, ma TANTE persone che sono "fuorimoda", ANCHE per ...professione! e che di certo non si arrenderanno alla violenza verbale, primo segno dell'imbarbarimento e che silenziosamente, imperterriti continueranno a remare contro.


Da più di trent'anni nella Scuola ticinese esistono le biblioteche scolastiche.
In queste biblioteche sono passati e passano migliaia di allievi di ogni genere, origine, etnia, lingua e credo religioso come d'altronde anche nelle altre cinquanta biblioteche scolastiche e professionali. 

In questi luoghi di Cultura non è permessa la bestemmia.
Altri turpiloqui adolescenziali vengono gentilmente repressi, con tutta la comprensione per quel processo evolutivo che si dice destinato a concludersi con l'affermazione della propria identità adulta.

I bibliotecari scolastici, nel ruolo istituzionale che rivestono, sanno che fa parte delle virtù professionali,  la cortese accoglienza degli utenti, ma che fa anche parte l’esigere il comportamento educato dei giovani utenti.  
In biblioteca, ancora oggi, si pretende come ieri, quella che un tempo si chiamava "buona educazione" i cui termini sono presenti nei regolamenti inseriti nei siti delle biblioteche di sede.

Nell'offerta formativa delle biblioteche scolastiche vi sono letture classiche e moderne scelte con coerenza: piace che i ragazzi incontrino gli autori e i personaggi migliori della Storia, coloro che possano essere ancora oggi d'esempio per riflettere sul presente e capire quanto sia importante il senso critico. Questo perché ai tempi di Google è importante saper distinguere e differenziare e nell’era dei social network virtuali è sempre ancora importante essere aperti ad un incontro vero con i più disparati gruppi sociali reali.

In biblioteca s’impara che parole come Istruzione, Educazione, Apprendimento, Diversità, Esperienza, Amore, Amicizia, Fiducia e altro  ancora, non sono parole vuote di significato ma fanno parte di un lessico fondamentale per la propria Vita.
Se è vero che, come diceva Elias Canetti, "[…] i libri sono uomini […]", le nostre ricche biblioteche scolastiche ticinesi sono popolate di tutte le Donne e di tutti gli Uomini che in diversi modi ed in diversi tempi hanno contribuito a migliorare la qualità del nostro mondo.
Leggendo le loro parole, seguendo i loro pensieri, conoscendo le loro azioni, i ragazzi vengono toccati in profondità in quella sensibilità che li caratterizza ed intuiscono che ci sono universi di sentimenti, di emozioni, di percorsi e di scelte tra cui anche loro si dovranno un giorno orientare.

Coloro che credono di cambiare qualcosa o qualcuno urlando ed inveendo, sappiano che c’è gente che si comporta totalmente in controtendenza.
Io sono orgogliosa di farne parte, convinta che, come sempre, chi ragiona alla fine avrà ragione.

Come dato ufficiale, posso segnalare che dal 2004 al 2011, le biblioteche di Scuola media e Scuola media superiore hanno effettuato quasi un milione di prestiti, e questo, senza bestemmie e turpiloqui.

Il consiglio di lettura per oggi è :

G. AXIA
Elogio della cortesia
L'attenzione per gli altri come forma di intelligenza
Collana "Intersezioni" pp. 144, 1999 (nuova ed. 2005, con altra copertina)
ISBN 978-88-15-10540-0


In diversi ambiti del mondo contemporaneo - la scuola, il lavoro, la politica, lo sport, lo spettacolo - il desiderio di autoaffermazione e la spinta a primeggiare si esprimono troppo spesso secondo moduli improntati a malgarbo e arroganza che, come dimostra il successo di numerosi personaggi televisivi, sembrano essere ingredienti indispensabili nella strategia per meglio imporsi. A tale malinconica degradazione dei rapporti umani e sociali si oppone con forza questo piccolo libro, che rivendica alla cortesia e alla gentilezza il loro pieno spessore culturale. Manifestazione di rispetto, attenzione e sollecitudine per i propri simili, la cortesia è infatti un potente strumento di composizione dei conflitti e di promozione della convivenza, una dimostrazione di intelligenza nel difficile tentativo di comprendere e valorizzare le ragioni altrui. Mettere se stessi e gli altri al riparo dalla prevaricazione significa creare le condizioni affinché si sviluppino appieno le potenzialità comunicative e creative di ciascuno.

Giovanna Axia è professore ordinario di Psicologia dello sviluppo nella Facoltà di Psicologia dell'Università di Padova. Con il Mulino ha pubblicato anche "La timidezza" (1999).

venerdì 6 aprile 2012

Da questo tutti sapranno

che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri (Gv 13,35)


Ultima Cena (1683)
Godfried Maes
(pittore fiammingo allievo di Rubens)

Chiesa di S. Remigio 
Loco Isorno - Valle Onsernone

martedì 13 marzo 2012

Energia nucleare, tsunami, robot – politica e competenza


Da: "roberto vacca" <mc4634@mclink.it>
A: "'roberto vacca'" <mc4634@mclink.it>
Ricevuto: 12. Mar 2012 08:51:07
Allego terzo pezzo da mio giornale privato: a 1 anno da Fukushima.
Gli tsunami erano ben noti da 12 secoli - le reti elettriche vanno
unificate su una singola frequenza (ma in Giappone non è così) - ci vogliono
robot resistenti alle radiazioni pronti vicini a ogni centrale nucleare (a
Fukushima arrivarono un mese dopo).
Questo pezzo me lo avrebbero pubblicato (senza foto) solo dopo decurtato
fino a poco più di metà. A me pare meglio così.
Best
Roberto

Energia nucleare, tsunami, robot – politica e competenza, di Roberto Vacca – 11 Marzo 2011
È passato un anno. Si discute su cause e responsabilità del disastro di Fukushima. La centrale resistette al terremoto e fu avviata automaticamente allo spegnimento. Però lo tsunami alto 20 metri bloccò le pompe di raffreddamento e causò la fusione dei nuclei. Si discute, insieme, di nucleare si-nucleare no. Il rapporto speciale su energia nucleare dell’Economist del 10 Marzo afferma:
A meno di importanti sviluppi tecnologici, l’energia nucleare continuerà a essere una creatura della politica e non dell’economia. Ogni sua eventuale crescita sarà in funzione di volontà politica oppure sarà un effetto collaterale della protezione dei produttori di elettricità da una concorrenza aperta.”
Sulle decisioni politiche influiscono i movimenti di opinione e i dibattiti sulla sicurezza. La svolta giapponese è un indicatore chiaro. Il Giappone era al terzo posto nel mondo (dopo USA e Francia) per potenza installata e numero di centrali. Di 54, ne funzionano solo due. Molte sono ferme per manutenzione e le popolazioni circostanti si sono opposte con successo alla loro riaccensione. Al Giappone manca così un terzo dell’energia elettrica prodotta fino a un anno fa. Il risparmio forzoso è imponente: condizionatori spenti d’estate, illuminazione pubblica e privata al minimo e nuovo deficit della bilancia commerciale dopo tre decenni. Si aggravano localmente gli effetti della crisi economica. Sembra che i giapponesi si avviino a lasciare l’energia atomica.
Le discussioni sulla sicurezza sono decisive - e peculiari. Ogni tecnologia presenta rischi. Per uccidere un uomo basta che il suo corpo sia attraversato da una corrente elettrica di circa un decimo di Ampere – meno di quella che passa in una lampadina. La sicurezza, però, è facile da capire e da assicurare (con limitatori e salva-vita). I morti per elettrocuzione sono pochissimi specie in Europa ove le protezioni sono più stringenti. Anche le automobili sono rischiose e, nel mondo, muoiono ogni anno 1.200.000 persone in incidenti di traffico. I movimenti per abolire le auto, però, sono scarsi e deboli. Molto più energici i verdi anti-nucleari con slogan, marce e propaganda, sebbene nel mezzo secolo da quando c’è l’energia nucleare i morti siano stati poche decine di migliaia. È arduo calcolarli: le radiazioni agiscono a distanza di tempo e spazio e si sommano alla radiazione naturale (da minerali, radon e raggi cosmici).
Che conclusioni trarre per l’Italia? Il CIRN, Comitato Italiano per il Rilancio del Nucleare, conduce una campagna ispirata da esperti del settore. Sostengono che il nucleare sicuro è possibile. Questo è vero, se esistono accertati prerequisiti di competenza e rigore. In Italia certo esistevano nei pochi anni in cui funzionarono le nostre poche centrali nucleari. Discutere di competenza è difficile. Occorrono dati: non facilmente disponibili e compresi solo da chi ha studiato. Anche qui la trasparenza talora è scarsa, come in Giappone su Fukushima. Ci vogliono valutazioni espresse da esperti sulle prestazioni e i record di altri esperti. Spesso sono opinabili.
Molte delle opinioni espresse sono poco meditate e talora viscerali. Già un anno fa pubblicai su La Stampa un pezzo per controbattere chi diceva:”Perfino i giapponesi tecnicamente perfetti hanno avuto Fukushima: figuratevi che succederebbe da noi!” Spiegavo che la rete elettrica nipponica è spaccata in due: la metà orientale alla frequenza di 50 Hertz e l’altra a 60 Hertz. Solo una piccola frazione della potenza producibile può essere trasmessa da una regione all’altra. È una madornale inefficienza sistemica - altro che perfezione tecnica!
Come dico da anni, gli aspetti sistemici sono vitali: non basta essere perfetti, sia pure in alta tecnologia. Le quarantenni centrali di Fukushima erano di buon livello tecnico, ma i progettisti ignorarono il rischio degli tsunami. In quella zona sono fenomeno antico e ben documentato. Ce ne furono di più grossi: nel 1933 con un’onda alta 27 metri e nel 1890 con un’onda di 38 metri. Un recente studio commenta le statistiche sui 70 tsunami che colpirono la regione negli ultimi 12 secoli (vedi in figura: il segmento a destra indica un’onda di 10 metri). Nell’869 un’onda di 70 metri colpì Jorgan e distrusse tutto fino a 4 chilometri entro terra. I progettisti di Fukushima non tennero conto di questi precedenti.

____________________________________________.
Johannis Noggerath, Robert J. Geller, and Viacheslav K. Gusiakov – “Fukushima: The myth of safety, the reality of geoscience”, Bulletin of the Atomic Scientists, 2011

L’ingegneria della sicurezza impone di considerare ogni possibile eventualità e predisporre difese adeguate. Queste mancavano nell’intera struttura della rete elettrica giapponese, nella scelta della località della centrale e nel progetto delle difese contro il mare. Avvenuto il disastro, i tecnici non potevano entrare nelle centrali per non subire gli effetti di radiazioni nucleari pericolose. Si poteva rimediare facendo entrare nei fabbricati robot radiocomandati muniti di telecamere. Anche questi, però, non erano stati predisposti.
Il costruttore americano iRobot mise gratuitamente a disposizione due robot Packbot e due robot Warrior 710 muniti anche di braccia meccaniche per rimuovere ostacoli e manipolare oggetti. I tecnici giapponesi dovettero essere addestrati a usarli. L’impiego pratico potè iniziare solo un mese dopo il disastro. Le difficoltà incontrate erano documentate dal diario di un operatore giapponese, noto solo con le sue iniziali S.H. I diari erano intitolati “Dico tutto quel che voglio”.  Le note di S.H. sono state scaricate da Web (prima che fossero cancellate) da un redattore del mensile SPECTRUM dell’Institute of Electrical and Electronics Engineers [e.guizzo@ieee.org] . Ne risultano situazioni gravine critiche. S.H. racconta che dopo una lunga operazione in cui aveva dovuto avvicinarsi molto al robot (data la scarsa portata della connessione radio) l’allarme del dosimetro che misurava il livello di radiazioni che aveva assorbito cominciò a suonare. Il suo supervisore gli disse che il dosimetro era difettoso e che continuasse a lavorare.
Solo dopo tre mesi arrivarono alcuni moderni robot giapponesi. Erano modelli in cui i circuiti integrati erano vulnerabili alle radiazioni e avevano dovuto essere schermati opportunamente. Nell’ottobre 2011 uno di questi tranciò il proprio cavo e dovette essere abbandonato.
Le strategie energetiche e i problemi di sicurezza non si risolvono con discorsi (anche se “paiono assai fondati”), né su principi ideologici, né su astratti principi di precauzione. Dobbiamo analizzare i fatti, studiare, addestrare tecnici eccellenti, finanziare ricerca e scuole avanzate

Ipad in biblioteca?



Ipad in biblioteca

 (immagine presa da Schultz Library Blog)

o biblioteca in Ipad?





Queste qui sotto sono le prime app che ho comprato per farmi un'idea delle proposte di un certo valore...


Roma Virtual History


Ultima Cena di Leonardo Virtual History


La Divina Commedia



poi infine questa fantastica app per i più piccoli


The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore


Bello vero? La tecnologia sta diventando sempre più avvincente, così ...avvolgente, con questi 3D, ...ci circonda, ovunque, e non solo al cinema...

Niente mai potrà mai sostituire l'essere umano come insegnante e la sua modalità di trasmissione, così come credo che anche il leggere su supporto cartaceo, (quello che fino a ieri si chiamava libro!) non finirà, proprio perché le percezioni fisiche sono parte irrinunciabile del piacere, del gusto dell'apprendimento...

Anche Derrick De Kerckhove, guru delle psicotecnologie confessa che alla sera preferisce andare a letto con un libro... capisco, la carta, il rumore dello sfogliare le pagine, l'odore eccetera...

Ma fino a quando?

Perché le biblioteche su facebook?




Non credo che si potrà più rimandare molto il momento in cui anche le biblioteche locali (anche le più piccole) avranno una loro pagina su facebook.

Naturalmente, NON intendo una paginetta fissa, triste e non aggiornata bensì una pagina viva, interattiva, con tutti tutti i servizi, tra cui quello che trovo assolutamente indispensabile che dà l'accesso diretto al catalogo, oltre che alla pagina web della biblioteca.

Dico questo perché ultimamente è stato notato che le pagine web delle nostre biblioteche sono sempre meno visitate, malgrado il lavoro di aggiornamento continuo e diligente, ed oggi, commentando questo fatto con la mia cara collega A., si correlava questo evidente calo di accessi, con il fatto che ormai TUTTI i nostri utenti ragazzini viaggiano giorno e notte SOLO su facebook!!!

Chi mai va più sui siti a vedere cosa? I ragazzi cercano e trovano qualsiasi cosa su facebook!

Non è forse lì che allora bisogna farsi trovare.

Il collega dubbioso trova qui sotto, una bella slide che spiega e giustifica l'utilità per le biblioteche di essere su facebook, mostrando gli esempi tòpici di come si muove la montagna quando ha deciso di andare a Maometto.


venerdì 9 marzo 2012

Come un Giglio sulla Spiaggia



Da: "roberto vacca" <mc4634@mclink.it>
A: "'roberto vacca'" <mc4634@mclink.it>
Ricevuto: 8. Mar 2012 13:05:16
Allego mio secondo pezzo non inviato a quotidiani.
Spiego perché sto fuori del coro - e, quindi, non sono gradito a certe
persone - e annuncio gli argomenti di cui scriverò prossimamente.
Il testo allegato può essere diffuso con qualsiasi mezzo - e mi fate piacere
se lo diffondete.
Best
Roberto

PERCHÈ SONO E SCRIVO FUORI DAL CORO? di Roberto Vacca 8/3/2012
“I messaggi improbabili trasmettono più informazione di quelli che hanno alta probabilità”.
È un’affermazione che si può trarre in modo immaginoso dagli insegnamenti della teoria dell’informazione. La teoria, però, non ci dice quanto certi messaggi siano davvero rilevanti per noi. Per deciderlo dobbiamo ragionare. In casi estremi il giudizio è  ovvio. Sono irrilevanti i testi che ripetono più volte ogni concetto  o una stessa frase. Lo sono gli articoli che rimasticano questioni e parole che abbiamo già letto spesso in varianti uniformi tra loro. Troviamo stucchevoli le discussioni di temi troppo facili. In inglese curiosamente si commentano i testi ripetitivi che non dicono niente di nuovo con il commento:
Old hat!  [Cappello vecchio!]”
Molti periodici pubblicano troppe pagine dedicate ad argomenti banali e minimalistici: cibo, vestiti, divertimenti, paure ingiustificate. Io tendo a cercare cose nuove e metto in pratica l’unico insegnamento che do (da guru):
“Impara ogni giorno almeno una cosa nuova [meglio se più di una]”
Studio ogni giorno questioni di tecnologia e di scienza, di comunicazione, di management, di morale, di politica internazionale. Quando ne trovo di interessanti, ci scrivo qualche pagina e mi piace farla leggere agli altri. Così da anni oltre a fare l’ingegnere e lo scrittore ho cominciato a fare il giornalista. Per la storia – il primo che mi propose di collaborare a un quotidiano, nel 1971, fu Alberto Ronchey, direttore della STAMPA.
In 40 anni ho pubblicato più di mille articoli su quotidiani e mensili. Parecchi lettori li hanno trovati decenti. Recentemente, però, direttori e redattori di testate più o meno importanti, non li vogliono quasi più.
Dopo il disastro di Fukushima, taluno disse: “Nucleare? NO. Quell’incidente è successo perfino ai giapponesi – tecnicamente tanto più perfetti di noi: figuriamoci che accadrebbe in Italia!” Io avevo scoperto che dal punto di vista sistemico, la rete dell’energia giapponese era un disastro – altro che perfezione!. Il paese è diviso in due metà alimentate da energia a frequenza di 50 Hertz a Oriente e a 60 Hertz a Occidente. Non comunicano fra loro altro che per una connessione di potenza minima. Da qui i disagi che subisce ora la regione orientale, ove sono venuti a mancare reattori di Fukushima. Sono ostacolati anche i lavori per mettere in sicurezza le centrali inutilizzate – e radioattive. Lo dissi ai miei tanti amici ingegneri e se ne stupirono: non conoscevano i fatti. Scrissi un articolo su questa storia e fu rifiutato da una mezza dozzina di quotidiani. Nell’aprile 2011 lo pubblicò LA STAMPA, senza particolare rilievo, ma mi dissero di non essere interessati a miei ulteriori contributi.
Negli ultimi mesi ho trovato parecchi altri argomenti importanti e insoliti, ma non li hanno trovati rilevanti i direttori dei quotidiani ai quali mi ero rivolto. Così ho deciso di mandare i miei pezzi solo a voi – amici che avete gradito di avere la vostra e-mail nella mia mailing list.
Come vi scrissi due giorni fa, continuo a mandarvi i miei scritti. Potete trasmetterne copia a chi volete, duplicarli e inserirli in blog, altre mailing list, bacheche, bollettini. Credo che sia importante che girino notizie e nozioni non evanescenti e che generino altre idee e opinioni. Come dicevo nell’ultimo messaggio, anticipo qui gli argomenti che tratterò nei prossimi invii.

1.     Ho trovato i diari del funzionario giapponese addetto ai robot, necessari per indagare l’accaduto entro le centrali radioattive in cui  non potevano entrare esseri umani. È una storia di ritardi e inefficienze.
2.     Si discute se esistano neutrini appena appena più veloci della luce. È più interessante che intere galassie distanti si allontanano da noi al doppio della velocità della luce – o sembra solo che lo facciano?
3.     Eliminare in Italia prefetti e prefetture consentirebbe risparmi maggiori dell’abolizione delle provincie – e sarebbe una svolta democratica.  Proposta già fatta da Luigi Einaudi nel 1944
4.     L’alimentazione cerimoniale e compulsiva conduce all’obesità – grave rischio per la salute in vari paesi (USA, Irlanda, etc) . Ratti alimentati con dieta minima hanno allungato la loro vita media del 40%. Campagna di rieducazione dietologica e culturale.
5.     .Nei processi tecnologici complessi entrano in gioco migliaia di fattori Non c’è modo di analizzarli tutti. Sono sistemi energetici, di trasporto, telecomunicazioni etc. e comprendono computer dedicati con il loro software. Si chiamano CPS, Cyber Physical Systems (= sistemi ciber.fisici). Vengono gestiti da super-computer che integrano anche i segnali prodotti dai processi fisici.
6.     L’arsenale nucleare cinese - organizzato con immagazzinamento in grande sistema di tunnel da cui treni portano missili intercontinentali a piattaforme di lancio multiple non neutralizzabili. Il numero di testate nucleari cinesi sarebbe molto maggiore di quanto valutato finora.
7.     A Fukushima si lavorava anche per produrre bombe atomiche?
8.     Gli tsunami di Fukushima  avrebbero dovute essere ben previsti dai progettisti. In un archivio pubblico giapponese ci sono dati sugli tsunami degli ultimi 8 secoli: alcuni più forti di quello del 2011.

Su questi argomenti e su tanti altri si ripetono anche pareri improvvisati o distorti. Soffocano il senso critico e il senso comune. Ignorano l’esperienza e la logica. Fanno male specialmente ai giovani che vengono indotti a considerarli come insegnamenti profondi. Per questo sento il dovere civico di stare fuori dai cori che mi paiono sbagliati. Spero di sortire qualche buon effetto. Talora ne dubito - perché ricevo messaggi di approvazione e solidarietà soprattutto da chi già tende all’approccio logico-sperimentale. Invece i pensatori fumosi, gli imbroglioni e i creduloni non mi rispondono e non si risentono. Fanno una loro la congiura del silenzio. Combattiamoli. Additiamo ai giovani e ai meno giovani la via della ragione.

martedì 6 marzo 2012

Tempeste geomagnetiche e centrali nucleari


Ho ricevuto questo e-mail 


Da: "roberto vacca" <mc4634@mclink.it>
A: "'roberto vacca'" <mc4634@mclink.it>
Ricevuto: 6. Mar 2012 10:25:21
Allego articolo su tempeste geomagnetiche [gravi: potrebbero distruggere le reti elettriche - accadono raramente, ma bisogna prepararsi.] I giornali su cui scrivevo non si occupano di questo temi né di altri pure importanti. Quindi questo pezzo
                È INEDITO: NON LO PUBBLICO
Non mando più pezzi a giornali [tranne IL CAFFE'] - ma solo agli amici in mailing list.

[...]

Best
Roberto

ed ecco l'articolo allegato

Tempesta solare scampata: e la prossima? di Roberto Vacca, 5/3/2012

L’abbiamo scampata. Il 23/1/2012 satelliti e stazioni a terra segnalarono in arrivo dal sole una tempesta di protoni: quelli con alta energia sono passati da 10 a 7500  per cm2 e per secondo [vedi diagramma]. Poi il flusso di protoni si è affievolito. Se fosse cresciuto molto, avremmo avuto disastri. Anche in Italia il cielo notturno si sarebbe colorato di verde, viola e rosso: aurore boreali che si vedono vicino ai poli. Poi sarebbe diventato rosso sangue. Grossi blackout ci avrebbero tolto l’elettricità. Le linee telefoniche e telegrafiche fuori uso avrebbero impedito gli interventi di emergenza. Ferrovie, gasdotti e oleodotti avrebbero subito danni gravi. Il blocco di reti e tecnologia nelle società più avanzate, prive di energia, potrebbe causare vittime a milioni.
Sono eventi, a decine di anni uno dall’altro, causati dal vento di protoni emessi dal sole: vanno a velocità fino a 7 milioni di km/h e arrivano a noi in circa 20 ore. Queste tempeste si chiamano CME: Coronal Mass Ejection: espulsione di massa dalla corona solare e proiettano miliardi di tonnellate di protoni. Non è fantascienza: SPECTRUM (la rivista degli ingegneri elettrici USA) questo mese dedica all’argomento un lungo articolo.
I protoni seguono traiettorie elicoidali. Le CME più intense producono campi magnetici giganti interagenti con la magnetosfera terrestre. Quindi correnti elettriche molto intense fluiscono nell’aria della stratosfera che a 50 km di quota è un buon conduttore. La tempesta geomagnetica induce sulla superficie terrestre forti correnti elettriche che passano nel terreno, nelle reti elettriche ad alta tensione, nelle tubazioni, nelle rotaie, nei cavi sottomarini. In conseguenza le reti vanno fuori servizio. Sono più a rischio le centrali elettronucleari: senza energia elettrica dalla rete non possono raffreddare i nuclei che possono fondere. In Europa, USA, Cina si potrebbero avere decine di disastri tipo Fukushima.
È meno tragico, ma molto spiacevole, il rischio di fusione degli avvolgimenti dei grandi trasformatori ad altissima tensione (765 kV in USA, 1000 kV in Cina). Ogni unità pesa 200 tonnellate e costa più di 10 milioni di euro. Non sono tenuti a magazzino e la produzione richiede molti mesi. Anche i terroristi potrebbero farne saltare alcuni, ma un CME ne distruggerebbe decine bloccando per anni l’energia di continenti. I trasformatori si possono proteggere installando condensatori sulla messa a terra del neutro e bypassandoli con tubi elettronici per scaricare a terra le sovracorrenti alternate. Queste tecniche, però, non sono state sperimentate in pratica. I CME sono rari. Nel 1859 il più grave, negli Stati Uniti fu preceduto da aurore boreali e cielo rosso a basse latitudini. A quel tempo non esistevano reti elettriche, ma andarono distrutte molte linee telegrafiche.
Un altro CME nel 1921 bloccò telefoni e telegrafi in Svezia e negli Stati Uniti e mise fuori servizio i sistemi di scambi e segnali della Ferrovia Centrale di New York. Le reti elettriche di energia, poco estese all’epoca, non subirono danni gravi. Nel 1989 i cieli colorati da un CME furono interpretati come lo scoppio di una guerra nucleare, ma in Canada ci fu un blackout di un giorno che lasciò senza energia elettrica tutto il Quebec.
Qualche giorno fa Pete Riley  della Predictive Science di San Diego (un centro di ricerca sponsorizzato dalla NASA e dalla National Science Foundation – vedi: www.predscience.com/portal/home.php/) ha pubblicato suoi calcoli secondo i quali ci sarebbe una probabilità del 12,5 % che entro il 2020 si verifichi  una Coronal Mass Ejection. L’affermazione sembra azzardata – ma il centro di Riley sembra affidabile.
Giornali, televisioni, politici e politologi  non parlano dei rischi dovuti agli arsenali nucleari, né di questi – meno letali, ma significativi. Dovrebbero farlo.



Flusso di protoni dal sole il 24/1/2012
Fonte: Space Weather Prediction Center, NOAA

domenica 22 gennaio 2012

Attenta, Verinha, alle malìe...




Canto de Ossanha 
(Baden Powell / Vinícius de Moraes)



O homem que diz "dou" não dá, 
Porque quem dá mesmo não diz
O homem que diz "vou" não vai, 
Porque quando foi já não quis
O homem que diz "sou" não é, 
Porque quem é mesmo é "não sou"
O homem que diz "tô" não tá, 
Porque ninguém tá quando quer
Coitado do homem que cai 
No canto de Ossanha, traidor
Coitado do homem que vai 
Atrás de mandinga de amor

Vai, vai, vai, vai, não vou
Vai, vai, vai, vai, não vou
Vai, vai, vai, vai, não vou
Vai, vai, vai, vai, não vou
Não vou, que eu não sou ninguém de ir 
Em conversa de esquecer
A tristeza de um amor que passou
Não, eu só vou se for pra ver uma estrela aparecer
Na manhã de um novo amor

Amigo senhor, saravá, 
Xangô me mandou lhe dizer
Se é canto de Ossanha, não vá, 
Que muito vai se arrepender
Pergunte ao seu Orixá, 
O amor só é bom se doer
Pergunte ao seu Orixá 
O amor só é bom se doer

Vai, vai, vai, vai, amar
Vai, vai, vai, sofrer
Vai, vai, vai, vai, chorar
Vai, vai, vai, dizer
Que eu não sou ninguém de ir 
Em conversa de esquecer
A tristeza de um amor que passou
Não, eu só vou se for pra ver 
Uma estrela aparecer
Na manhã de um novo amor

Chi dice "do" non dà,
Perché chi dà veramente non lo dice
Chi dice "vado" non va,
Perché quando se ne è andato non voleva
Chi dice "sono" non è,
Perché chi è davvero, è (dice) "non sono" 
Chi dice "resto" non resta,
Perché nessuno resta quando vuole
Attento a chi cade 
Nel canto di Ossanha traditore
Attento a chi va
Dietro alle malie dell'amore

Fai, fai, fai, non lo farò
Fai, fai, fai, non lo farò
Fai, fai, fai, non lo farò
Fai, fai, fai, non lo farò
Non lo farò perché io non sono nessuno per mettermi
A parlare di dimenticare
La tristezza di un amore che se ne è andato
No, lo farei solo se vedessi
Apparire una stella
Nel mattino di un nuovo amore

Signore, amico mio, saravá
Xangô mi ha mandato a dirti
Che se si tratta di un canto di Ossanha non va (bene)
Che te ne pentirai amaramente
Chiedi al tuo orixá
L'amore è buono solo se fa male

Amerai 
Soffrirai
Piangerai
Dirai
Che io non sono nessuno per mettermi
A parlare di dimenticare
La tristezza di un amore che se ne è andato
No, lo farei solo se vedessi
Apparire una stella
Nel mattino di un nuovo amore